VINI ROSA

Una sorta di peccato originale vinicolo, imperdonabile per noi italici, ci relega in fondo alla classifica di gradimento dei vini ‘rosati’, tuttora in Penisola considerati sorta di paria enoici, prodotto frivolo e volubile destinato, nel caso, ad allietare le serate estive di caldana infernale. Magari (bestemmia!) con qualche cubetto di ghiaccio dentro.

Molto lontano da questo paradigma (e con molta più lungimiranza) in Francia la Provenza, non a caso fino a quel momento universo molto marginale nelle rotte vinicole mondiali, ha lanciato fin dall’inizio del secondo millennio una potente campagna per l’affermazione del prodotto, che ha pagato dividendi abbondanti, portandola a primo produttore mondiale della tipologia, oltre che forte consumatore.

Al di là delle esagerazioni e delle prese di posizione polemiche, fatta la tara di una scelta produttiva drastica, perché il vino rosa (come sarebbe preferibile chiamarlo) fatto bene va pensato in pianta (ovviamente non estratto sotto forma di ‘salasso’ dalla prima macerazione delle uve rosse, sottraendone una parte di mosto), l’Italia ha una potenzialità espressiva incredibile, dato che l’enorme varietà di autoctoni a bacca rossa ne farebbe un candidato ideale per la produzione di rosati memorabili. Cosa che già sta succedendo, dato che alle grandi tipologie esistenti, come il Chiaretto e il Cerasuolo (ma anche il Pinot Grigio, in fondo), si vanno ad aggiungere tantissime altre espressioni, non per forza con il testa il Sangiovese, che, soprattutto al Sud, rendono il vino prodotto diversivo più ‘morbido’ compagno a tutto pasto certo in estate, ma anche, perché no, come aperitivo invernale. Potrebbe non essere un elemento marginale, data l’attuale fetta di mercato occupata dai ‘vini rosa’, decisamente in aumento.

Ecco allora una selezione di rosati (tutti nuovi, e freschissimi!) recentemente assaggiati.

Salento IGT Capirussu – Cantine Santa Barbara

Negroamaro con piccola partecipazione della mitologica Malvasia Nera, dalla zona di San Pietro Vernotico (BR). Bellissimo, molto scenografico il colore, indice di una mano felice in vinificazione. Cedro, fragoline selvatiche, tocchi di foglia di pepe nero, macchia mediterranea, con bella iodatura in uscita. Bocca tesa, sapida, croccante, con finale persistente.

Cirò Rosato DOP – Baroni Capoano

Non l’unico fiore all’occhiello (altamente consigliato anche il Don Angelo, sempre rosato da Gaglioppo+Syrah) di una cantina straripante di prodotti di gran classe. Gaglioppo in purezza, frutto di mezza giornata di macerazione sulle bucce. Un vino morbido, con bergamotto, piccoli frutti rossi, lampone su tutti, al naso, un tocco di euforbia, poi iodatura sul finale, con sfumature officinali di maggiorana. La bocca è densa, di bella acidità ma soprattutto equilibrio, salmastra, di bella persistenza.

Calabria IGT Rosato Amistà – Cantina Val di Neto

Scendiamo a Crotone, in Val di Neto, una cantina dalla collocazione di raro fascino capace di sfornare bianchi e rossi di grande personalità e pulizia di fattura. Ancora un rosato da Gaglioppo, ancora un prodotto di fortissima caratura, fin dal bellissimo colore, chinotto, poi ciliegia, timo cedrino, un tocco salmastro, bocca con bella spalla acida, ritorno fruttato-officinale e finale persistente.

Salento IGP Principe 1462 – Tenute Salentine

Carosino, provincia di Taranto, altra terra favorita agli dèi enoici, come testimonia questo vino rosa da Primitivo, giocato sulla finezza e sull’equilibrio. Naso di ribes rosso, tocchi di salvia, poi bel finale mentolato, da menta selvatica. La bocca è succosa, iodata, con bella spalla acida e lunghissima persistenza.

Riccardo Corazza

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