CAPARZO

Difficile, quasi impossibile non farsi travolgere dalla verve e dal fascino di Elisabetta Gnudi Angelini e dei suoi vini. Prepotentemente donna-imprenditrice, capace di reinventarsi a 40 anni, dopo la prematura scomparsa del marito Paolo (Angelini), erede della celebre, omonima supercompany italiana, ed arrivata a costruire il proprio sogno mattone su mattone, partendo da Borgo Scopeto (ora, oltre che cantina di notevolissimo interesse tramutatosi in celebrato relais) per poi tenacemente fiaccare la resistenza del gruppo di imprenditori milanesi che la fondò nel 1970, rilevando Caparzo, celebre per avere sdoganato la – ai tempi criticatissima – etichetta verde.

Poi è la volta di Altesino, nel 2002, vincendo la concorrenza di un titano come Château Margaux, per chiudere con l’idillio maremmano di Doga delle Clavule. Un mini-impero costituito da un insieme di realtà artigiane, orgogliosamente indipendenti, nonostante si arrivi a sfiorare i due milioni di bottiglie prodotte complessivamente.

Il segreto? Sembra un termine scontato, ma è la territorialità. Certo aiuta avere curato il concetto di cru fin dagli anni ’70, tra i primi, con il Brunello La Casa, a sdoganare il criterio della vigna unica. Aiuta anche possedere alcune tra collocazioni più prestigiose di tutta la ‘big hill’ di Montalcino, anche in una logica futura, essendo quasi tutte esposte a nord. Insomma, un sistema capace di generare valore aggiunto, cui non è estraneo l’operato di uno staff d’eccezione, capitanato dalla figlia di Elisabetta, Alessandra, un passato da brillante ingegnere aerospaziale, ora emanazione della famiglia, presente in ogni aspetto dell’operatività, ma soprattutto, insieme ad Elisabetta, immagine – sorridente – di Caparzo.

Un grande, sempre indispensabile, esempio di imprenditoria all’italiana, ma non solo, dato che i vini che escono da qui, con etichette beige, bianche, rosse e verdi (che sia un caso?), sono diversamente ma omogeneamente memorabili. In due parole, Caparzo rules.

Assaggi:

Brunello di Montalcino DOCG 2016

Un Brunello succoso e raffinato, senza nessuna asperità, figlio di un’annata benedetta. Chinotto, lampone, foglia di pepe e buccia di arancia al naso, bocca croccante, bella persistenza.

Brunello di Montalcino DOCG Riserva 2015

Il ‘verso’ del Brunello di casa, più a tonalità ‘dark’. More e mirtilli, tocchi sottobosco, di liquerizia e carruba. Bocca succosa, sorsata di rara piacevolezza con ritorno del sottobosco e dei piccoli frutti neri.

Brunello di Montalcino DOCG Vigna La Casa 2016

Dal celebrato cru di Montosoli, un Brunello rotondo e di grandissima eleganza. Ciliegie in confettura al naso, tocchi di maggiorana e liquerizia. Bocca densa e tesa. Ritorno officinale e di liquerizia.

Toscana Bianco IGT Le Grance 2017

Riuscitissimo progetto ‘in bianco’ che rappresenta lodevolmente la produzione meno tipica della cantina. Prodotto di un unico vigneto vendemmiato nello stesso momento, è anche un esercizio virtuoso di equilibri e fragranze. Pesca bianca e ananas, tocchi di salvia, succosità e freschezza alla bocca, finale di bella persistenza.

Moscadello di Montalcino DOC 2009

Forse l’assaggio più spiazzante di giornata, un vino prezioso, misterico, erroneamente (non è l’unico) censito ‘da fine pasto’, che insieme rappresenta un ritorno alle origini della viticoltura ilcinese. Da uve Moscato Bianco raccolte tardivamente, è speziato, succoso e sapido, di bellissima spalla acida e ritorno ammandorlato al palato.

Riccardo Corazza

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